Discendenza spirituale

La storia dei Guru della SRF/YSS e della sua attuale Direziona organizzativa.

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    Discendenza spirituale

    Gli insegnamenti della Self-Realization Fellowship/Yogoda Satsanga Society of India si fondano sul Cristianesimo originario di Gesù Cristo e sullo Yoga originario di Bhagavan Krishna. La discendenza spirituale è costituita da questi due sommi avatar e da una successione di venerati Maestri dei giorni nostri: Mahavatar Babaji, Lahiri Mahasaya, Swami Sri Yukteswar e Paramahansa Yogananda (ultimo discendente dei Guru SRF/YSS). 

    Ciascuno di questi grandi Maestri ha rivestito un ruolo specifico nella missione della Self-Realization Fellowship di diffondere la scienza spirituale del Kriya Yoga nel mondo moderno.

    Con guru-parampara si intende il passaggio del manto spirituale da un guru a un discepolo incaricato di continuarne la discendenza. Di conseguenza la discendenza di Paramahansa Yogananda è: Mahavatar Babaji, Lahiri Mahasaya, Sri Yukteswar.

    Tutti i membri della Self-Realization Fellowship, rinuncianti e laici, che hanno ricevuto la sacra iniziazione al Kriya Yoga, sono discepoli di Paramahansa Yogananda, cui offrono rispetto e devozione, estendendo la loro venerazione anche agli altri Guru della discendenza.

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    Gesù Cristo

    Uno dei principali scopi dell’opera di Paramahansa Yogananda è di “mostrare la perfetta armonia e l’unità fondamentale del Cristianesimo originario insegnato da Gesù Cristo e dello Yoga originale insegnato da Bhagavan Krishna e dimostrare che questi principi di verità sono la base scientifica comune a tutte le principali religioni”.

    Gesù offrì alle folle una semplice filosofia basata sulla fede, sull’amore e sul perdono. Parlò spesso per mezzo di parabole che illustravano eterne leggi morali, ma ai suoi discepoli più fedeli egli insegnò verità più profonde, verità che trovano la loro corrispondenza nei supremi concetti metafisici dell’antica filosofia yoga.

    Quando i discepoli chiesero a Gesù: “Per quale motivo  parli con  loro in parabole?” Egli rispose: “Perché a voi è concesso di intendere i misteri del regno dei Cieli: ma a loro non è stato concesso... Per questo parlo loro in parabole, perché pur vedendo non vedono, e pur udendo non odono né intendono” (Matteo 13:10,11,13).

    La piena comprensione degli insegnamenti originali di Gesù, compreso il fatto che egli impartì ai suoi discepoli le tecniche esoteriche della meditazione yoga, è rivelata nel profondo commentario ai Vangeli redatto da Paramahansa Yogananda: The Second Coming of Christ: The Resurrection of the Christ Within You. Nell’introduzione a quell’opera, Yogananda scrive:

    “Gesù Cristo è vivo e opera sulla terra oggi più che mai. In spirito, e anche assumendo occasionalmente una forma umana, egli agisce all’insaputa delle moltitudini per l’evoluzione del mondo. Con il suo amore universale, Gesù non si accontenta di godere la sua beatitudine in Paradiso, ma si prende a cuore l’umanità e desidera dare ai suoi seguaci i mezzi per raggiungere la libertà divina che apre le porte del regno infinito di Dio. Egli è amareggiato, perché molte sono le chiese e i templi costruiti in suo nome, spesso prosperi e potenti, ma dov’è quella comunione che lui ha tanto incoraggiato gli altri a cercare? Dov’è la vera comunione con Dio? Gesù desidera che i templi siano eretti innanzitutto nell’animo umano e poi costruiti esteriormente nei luoghi di culto. Esistono invece molti enormi edifici dove folle di fedeli vengono indottrinate con dogmi, ma pochi sono i devoti che entrano veramente in contatto con Dio tramite la preghiera e la meditazione profonda.

    “Ristabilire Dio nei templi delle anime riportando alla luce gli insegnamenti originali insegnati da Cristo e da Krishna, per mezzo dei quali è possibile raggiungere la comunione con il Divino, è la ragione per cui sono stato inviato nell’occidente da Mahavatar Babaji...”

    “Babaji è in constante comunione con Cristo; insieme trasmettono al mondo le loro vibrazioni redentrici e hanno offerto la tecnica spirituale di salvezza per questa era”.

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    Bhagavan Krishna

    Bhagavan Krishna visse molti secoli prima di Cristo ed è venerato in tutta l’India come avatar (incarnazione divina). I fatti storici che si riferiscono alla sua vita sono intessuti con una moltitudine di leggende e di miti.

    I suoi sublimi insegnamenti sono custoditi nella Bhagavad Gita. Nel tanto celebrato commentario in due volumi sulla Gita, Paramahansa Yogananda ha scritto: 

    “La Bhagavad Gita è la sacra scrittura più amata dell’India, il testo sacro per eccellenza; è la Bibbia induista, fonte di somma autorevolezza… ”

    “La Gita è una guida spirituale così esauriente che si ritiene sia l’essenza dei voluminosi quattro Veda, delle centootto Upanishad e dei sei sistemi della filosofia induista… Nella Gita si trova racchiusa tutta la conoscenza dell’universo. Testo di insondabile profondità e tuttavia espresso in un linguaggio dall’impareggiabile semplicità e bellezza capace di confortare il cuore, la Gita è stata interpretata e applicata in ogni ambito dell’attività umana e della ricerca spirituale, offrendo un rifugio sicuro a esseri umani di ogni ambiente e temperamento, con caratteri ed esigenze diverse. Dovunque ci si trovi lungo il sentiero che riconduce a Dio, la Gita sarà lì a illuminare proprio quel tratto del cammino...

    “Krishna è il divino modello dello Yoga in Oriente; Cristo è stato scelto da Dio come modello dell’unione con il Divino per l’Occidente… La tecnica del Kriya Yoga, che Krishna rivelò ad Arjuna come menzionato nella Gita nei capitoli IV:29 e V:27–28, è la suprema scienza spirituale della meditazione yoga. Mantenuto segreto durante le epoche materialistiche, questo yoga indistruttibile fu riportato alla luce per l’uomo contemporaneo da Mahavatar Babaji e tramandato dai Guru della Self-Realization Fellowship/Yogoda Satsanga Society of India”.

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    Mahavatar Babaji

    Non esistono dati storici che diano indicazioni precise sulla nascita e la vita di Babaji. Paramahansa Yogananda scrisse nella Autobiografia di uno Yogi che quell’avatar immortale risiede da un numero imprecisato di anni nelle remote regioni dell’Himalaya in India, rivelandosi in rare occasioni a poche anime elette.

    Fu Mahavatar Babaji a riportare nella nostra epoca la perduta tecnica scientifica di meditazione del Kriya Yoga. Nel conferire l’iniziazione al Kriya al suo discepolo Lahiri Mahasaya, Babaji disse: “Il Kriya Yoga che per tuo tramite io dono al mondo in questo diciannovesimo secolo è la stessa scienza che Krishna insegnò millenni or sono ad Arjuna, e che in seguito appresero anche Patanjali e Cristo, come pure san Giovanni, san Paolo e altri discepoli”.

    Poco prima della partenza di Paramahansa Yogananda per gli Stati Uniti nel 1920, Mahavatar Babaji fece visita al giovane monaco nella sua casa di Calcutta dove questi, seduto in profonda meditazione, pregava di essere rassicurato in merito alla missione che stava per intraprendere. Babaji gli disse: “Accogli la richiesta del tuo Guru e va in America. Non temere, sarai protetto. Tu sei colui che ho scelto per diffondere il messaggio del Kriya Yoga in Occidente”.

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    Lahiri Mahasaya

    Lahiri Mahasaya nacque il 30 settembre 1828 nel villaggio di Ghurni nel Bengala, India. All’età di trentatré anni, mentre un giorno passeggiava nei pressi di Ranikhet, nelle colline dell’Himalaya, incontrò il suo guru Mahavatar Babaji. Fu il ricongiungimento di due esseri che avevano trascorso insieme molte vite passate; quando Babaji lo benedì toccandogli lievemente la fronte e risvegliando i ricordi passati, Lahiri Mahasaya si trovò immerso nell’aura spirituale di divina realizzazione che non lo avrebbe mai più lasciato.

    Mahavatar Babaji lo iniziò alla scienza del Kriya Yoga e lo incaricò di impartire la tecnica sacra a tutti coloro che fossero impegnati in una sincera ricerca. Lahiri Mahasaya fece ritorno a Banaras per compiere la sua missione. Primo divulgatore in epoca contemporanea dell’antica scienza Kriya smarrita nei secoli precedenti, egli è considerato come una figura fondamentale nella rinascita dello yoga, che ebbe inizio nell’India moderna a partire dagli ultimi anni del diciannovesimo secolo e che prosegue fino ai giorni nostri.

    Nell’Autobiografia di uno Yogi Paramahansa Yogananda ha scritto: “Come non si può impedire ai fiori di diffondere la loro fragranza, così Lahiri Mahasaya, pur conducendo la vita tranquilla di un capofamiglia ideale, non poteva nascondere la propria radiosa bellezza interiore. I devoti cominciarono ad affluire da ogni parte dell’India come api in cerca del divino nettare elargito dal Maestro liberato… La vita armoniosamente equilibrata del grande guru-capofamiglia è stata di ispirazione per migliaia di uomini e di donne”.

    Lahiri Mahasaya, modello dei più alti ideali dello Yoga, l’unione del piccolo sé con Dio, viene venerato come Yogavatar, ovvero incarnazione dello Yoga.

    I genitori di Paramahansa Yogananda erano discepoli di Lahiri Mahasaya e quando egli non era che un bimbo fra le braccia della madre, venne portato alla casa del suo guru. Nel benedire il neonato Lahiri Mahasaya disse, “Piccola madre, tuo figlio sarà uno yogi. Come una possente dinamo spirituale, condurrà molte anime al regno di Dio”.

    Lahiri Mahasaya non fondò una propria organizzazione durante la sua vita, ma predisse: “Circa cinquant’anni dopo che me ne sarò andato, qualcuno scriverà la mia biografia, perché in Occidente nascerà un profondo interesse per lo Yoga. Il messaggio dello Yoga si diffonderà in tutto il mondo e contribuirà a stabilire la fratellanza tra gli uomini: un’unione che si fonda sulla percezione diretta dell’unico Padre”.

    Lahiri Mahasaya entrò in mahasamadhi il 26 settembre 1895, a Banaras. Cinquant’anni più tardi, negli Stati Uniti, la predizione si avverò quando l’onda del crescente interesse per lo yoga in Occidente ispirò Paramahansa Yogananda a pubblicare l’Autobiografia di uno Yogi comprendente, fra l’altro, la meravigliosa storia della vita di Lahiri Mahasaya.

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    Swami Sri Yukteswar

    Swami Sri Yukteswar nacque il 10 maggio 1855, a Serampore nel Bengala, in India. Discepolo di Lahiri Mahasaya, raggiunse una tale statura spirituale da essere chiamato Jnanavatar, ovvero "incarnazione della saggezza".

    Sri Yukteswar comprese che una sintesi tra l’eredità spirituale dell’Oriente e la scienza e la tecnologia dell’Occidente avrebbe potuto alleviare di molto le sofferenze materiali, psicologiche e spirituali del mondo moderno. Questi concetti si concretizzarono grazie al suo straordinario incontro, avvenuto nel 1894, con Mahavatar Babaji, il guru di Lahiri Mahasaya.

    Babaji gli disse: “Per favore, Swamiji, vorrei chiederti di fare un’altra cosa. Ti spiacerebbe scrivere un volumetto sulla basilare armonia che c’è tra le scritture cristiane e quelle induiste? Ora questa unità fondamentale è oscurata dalle differenze settarie create dagli uomini. Con riferimenti paralleli, cerca di dimostrare che i figli di Dio ispirati da Lui hanno espresso le stesse verità”.

    Sri Yukteswar raccontò: “Nella quiete della notte, con tutto me stesso mi impegnai a mettere a confronto la Bibbia e le scritture del Sanatan Dharma. Citando le parole del beato Signore Gesù, mostrai che i suoi insegnamenti sono essenzialmente tutt’uno con le rivelazioni dei Veda. Per grazia del mio paramguru, il mio libro, La scienza sacrafu ultimato in breve tempo”. 

    Paramahansa Yogananda divenne discepolo di Swami Sri Yukteswar in giovane età. Il sommo guru gli rivelò che quando aveva incontrato Mahavatar Babaji nel 1894, questi gli aveva annunciato: “Tu, Swamiji, hai un ruolo da svolgere nell’armonioso scambio che presto si realizzerà tra Oriente e Occidente. Fra qualche anno ti manderò un discepolo che potrai preparare al compito di diffondere lo Yoga in Occidente. Da laggiù mi giungono, come ondate possenti, le vibrazioni di molte anime volte alla ricerca spirituale. Avverto la presenza in America e in Europa di molti devoti che potrebbero raggiungere la santità e attendono di essere risvegliati”.

    Detto questo Sri Yukteswar aggiunse: “Figlio mio, tu sei il discepolo che anni fa Babaji ha promesso di mandarmi”.

    Sotto la guida, l’addestramento spirituale e la disciplina di Sri Yukteswar, Sri Yogananda si preparò a dare inizio alla sua missione universale in Occidente. Sri Yukteswar nominò Paramahansa Yogananda unico erede del suo manto spirituale e dei suoi ashram.

    Swami Sri Yukteswar entrò in mahasamadhi il 9 marzo 1936, durante la visita che Paramahansaji fece in India dopo una permanenza di quindici anni negli Stati Uniti.

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    Paramahansa Yogananda

    Come descritto sopra, Paramahansa Yogananda fu benedetto personalmente da Mahavatar Babaji, Lahiri Mahasaya, e Swami Sri Yukteswar, — i tre paramguru della sua discendenza spirituale, — per portare avanti la missione di diffondere il Kriya Yoga in tutto il mondo.

    Nell’Autobiografia di uno Yogi egli scrisse: “Fondare in Occidente l’organizzazione della Self-Realization Fellowship, un "alveare per il miele spirituale", era un compito che mi fu affidato da Sri Yukteswar e da Mahavatar Babaji”.

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    La Direzione organizzativa dopo che Yogananda ha lasciato il corpo

    Prima di abbandonare il corpo, Paramahansa Yogananda rivelò il desiderio di Dio che egli fosse l’ultimo della linea dei guru della SRF. Nessun successore o leader della sua organizzazione avrebbe mai più assunto il titolo di guru. (Un simile decreto divino non è l’unico esempio nella storia delle religioni. Quando Guru Nanak, il grande santo che fondò la religione Sikh in India, lasciò il corpo, la successione dei guru proseguì nel modo consueto fino al decimo successore, il quale annunciò che egli sarebbe stato l’ultimo e che da quel momento in poi gli insegnamenti stessi dovevano essere considerati il guru).

    Paramahansaji garantì che, dopo la sua morte, egli avrebbe proseguito la sua opera attraverso l’organizzazione da lui fondata, la Self-Realization Fellowship/Yogoda Satsanga Society of India. Egli dichiarò: “Quando me ne sarò andato, gli insegnamenti saranno il guru… Grazie agli insegnamenti voi sarete in sintonia con me e con i grandi Guru che mi hanno mandato a voi”.

    Rispondendo a coloro che lo interrogavano riguardo ai suoi successori alla presidenza della Self-Realization Fellowship/Yogoda Satsanga Society of India, Paramahansaji rispose: “A capo di questa organizzazione vi saranno sempre uomini e donne dalla realizzazione spirituale. Dio e i Guru sanno già chi saranno. Essi serviranno come miei successori spirituali e miei rappresentanti in ogni questione spirituale e organizzativa”.

    I successori di Paramahansa Yogananda

    Rajarsi Janakananda

    Dalla sua fondazione nel 1920 fino a poco prima del mahasamadhi di Paramahansa Yogananda nel 1952, tutte le attività e le questioni organizzative della Self-Realization Fellowship furono dirette personalmente dallo stesso Yogananda. Successivamente, la guida della sua opera passò a Rajarsi Janakananda, uno stretto discepolo di Paramahansaji da lui scelto per servire come presidente della SRF e che gli successe alla sua scomparsa nel marzo del 1952.

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    Nato come James J. Lynn il 5 maggio 1892 ad Archibald, Louisiana, Rajarsi Janakananda conobbe Paramahansa Yogananda durante la serie di conferenze del guru a Kansas City nel 1932.

    A causa dei suoi rapidi progressi nel Kriya Yoga, Paramahansaji lo chiamava amorevolmente "San Lynn". Nel 1951 Yogananda gli conferì il titolo monastico di Rajarsi Janakananda (dal nome del re Janaka, illustre personaggio spirituale dell'antica India) e gli affidò la responsabilità di guidare l’opera della SRF/YSS.

    La vita esemplare di Rajarsi Janakananda, un grande yogi occidentale, terminò il 20 febbraio 1955.

    Sri Daya Mata

    Sri Daya Mata successe a Rajarsi Janakananda come terzo presidente e guida spirituale della Self-Realization Fellowship/Yogoda Satsanga Society of India nel 1955. 

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    Nata a Salt Lake City, USA, il 31 gennaio 1914, Daya Mata, al secolo Faye Wright, incontrò Paramahansa Yogananda in occasione di un ciclo di conferenze e di lezioni che egli tenne in quella città nel 1931. Poco dopo entrò nell’ashram del Guru come rinunciante.

    Per più di vent’anni Sri Daya Mata fece parte di quella piccola cerchia di discepoli che erano quasi costantemente alla presenza del Guru. Con il trascorrere degli anni Paramahansaji le affidò sempre maggiori responsabilità, nominandola negli anni ’30, quando era ancora giovanissima, membro del Consiglio Direttivo della SRF.

    Nell’ultimo periodo della sua vita Yogananda le affidò la direzione della Casa Madre della Self-Realization Fellowship e parlò apertamente ai discepoli del ruolo che Daya Mata era destinata a svolgere per la sua opera nel mondo. Poco prima della sua morte le disse: “Il mio lavoro è finito, adesso comincia il tuo”.

    Durante l’incontro che Sri Daya Mata ebbe con Mahavatar Babaji, in occasione di un pellegrinaggio fatto in India nel 1962, Babaji stesso le riconfermò la scelta di Parmahansaji di assegnare a lei il ruolo di futuro leader della sua organizzazione internazionale.

    Sri Daya Mata morì il 30 novembre 2010, dopo oltre 55 anni di presidenza alla SRF/YSS.

    Sri Mrinalini Mata

    Sri Mrinalini Mata è succeduta a Sri Daya Mata come presidente e capo spirituale della Self-Realization Fellowship/Yogoda Satsanga Society of India il 7 gennaio 2011 e ha servito in questo ruolo fino alla morte il 3 agosto 2017. Yogananda la scelse e istruì personalmente affinché anche lei potesse contribuire alla guida dell’organizzazione dopo la sua morte e ha svolto molti ruoli importanti durante i suoi settant'anni come monaca. 

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    Nata a Wichita, nel Kansas, nel 1931, Mrinalini Mata conobbe Paramahansa Yogananda nel dicembre del 1945 all’età di quattordici anni e poco dopo entrò nell’ashram del Guru a Encinitas, in California, dove si dedicò come monaca ad una vita di servizio.

    Fin dai primissimi tempi trascorsi da Mrinalini Mata nell’ashram, Paramahansaji parlò a lei e agli altri discepoli del ruolo che intendeva affidarle, soprattutto del futuro compito di redattrice delle Lezioni della Self-Realization Fellowship, dei suoi scritti e dei suoi discorsi. “È stata destinata a questo lavoro”, disse in una lettera indirizzata nel 1950 a Rajarsi Janakananda. “Me lo ha rivelato Dio quando ho visto per la prima volta il suo spirito”.

    Oltre a svolgere per decenni l’incarico di caporedattore delle pubblicazioni della SRF/YSS, Sri Mrinalini Mata ha rivestito il ruolo di vicepresidente della SRF per quarantacinque anni, assistendo personalmente Sri Daya Mata nella direzione dell’ordine monastico della SRF/YSS e nella supervisione delle numerose attività e dei servizi resi ogni anno da questa organizzazione.

    Brother Chidananda

    Il 30 agosto 2017 Brother Chidananda è subentrato a Sri Mrinalini Mata come quinto presidente e guida spirituale della SRF/YSS. È un monaco della Self-Realization Fellowship da oltre quarant'anni.

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    Fin dall'inizio della sua vita monastica, Brother Chidananda ha lavorato a stretto contatto con Sri Mrinalini Mata aiutandola nella redazione e nella pubblicazione delle opere di Paramahansa Yogananda e di altre pubblicazioni della SRF. È stato nominato membro del consiglio direttivo della SRF e  della YSS da Sri Daya Mata nel 2009 e, sotto la guida del presidente, ha anche lavorato per molti anni come membro del comitato direttivo che sovrintende alle numerose attività e servizi  della SRF. Come presidente, Brother Chidananda è assistito da un consiglio direttivo, che comprende altri monaci che sono stati istruiti dai discepoli diretti di Paramahansaji.

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    I discepoli diretti di Yogananda

    Molti dei discepoli diretti che beneficiarono del contatto personale con Yogananda hanno vissuto negli ashram della SRF nei decenni successivi alla sua scomparsa, servendo lealmente la sua organizzazione e sostenendo la direzione organizzativa da lui nominata.

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    L’attuale Consiglio direttivo, l’Ordine monastico e i membri laici

    Tutti i membri del Consiglio direttivo sono membri del nostro ordine monastico che hanno preso i voti finali di rinuncia. Essi, insieme agli altri monaci e monache negli ashram della SRF, servono senza compenso dedicando completamente la propria vita alla missione iniziata da Paramahansa Yogananda.


    Sotto la direzione del presidente e del consiglio direttivo, i monaci e le monache dell'ordine della SRF svolgono molte funzioni nei vari centri e ashram, si recano nelle città di tutto il mondo per tenere conferenze, lezioni e condurre ritiri; forniscono consulenza e guida spirituale per telefono, lettera e di persona, agli studenti degli insegnamenti della Self-Realization Fellowship.

    Anche molti membri laici della SRF si dedicano a servire l’opera di Paramahansa Yogananda in tutto il mondo. Questi devoti offrono un contributo indispensabile, lavorando con i monaci presso la Casa Madre e in altri centri e ashram della SRF e assumendosi molte responsabilità nei templi e nei centri di meditazione di tutto il mondo.

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